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domenica 20 febbraio 2011

Can Tho e la gita sul Mekong

Una delle città che abbiamo visitato  è stata Can Tho, ed è stata uno dei luoghi del Vietnam che mi è piaciuto di più. E’ una zona di montagna, di riso e ha portato il Vietnam tra i primi posti al mondo per l’esportazione di riso.
Questa secondo me è una regione idilliaca, ricca di vegetazione, di mille sfumature di verde dell’acqua e dei suoi innumerevoli fiumi di color marrone rossiccio.
I corsi d’acqua sono numerosissimi e numerose sono anche le abitazioni che si trovano sulle rive di questo imponente fiume.
Oltre al riso che è la coltivazione principale, ci sono molte coltivazioni di noci di cocco, canna da zucchero e molti frutteti tra cui i buoi o pomelo, o il du du che è la papaia, le banane, il dua o ananas, il kheo o carambola, il mang cau o cerimoia, il mang cut da noi conosciuta come mangostano, il mit o jackfruit, il nhan o lon gan, il oi o guava, il san rieng o durian, il thanh long o pitahaya, il xoai o mango, il trai vai o litchies, il Vva sua, più conosciuto come crisofillo cainito.
Ma prima di raccontarvi la nostra gita in barca sul delta del Mekong, vi voglio far conoscere un po’ di storia di questo luogo in modo da avere le idee più chiare su questa regione, così lontana da noi e dalla nostra cultura.
La zona del delta del Mekong è la parte più meridionale del Vietnam al confine con la Cambogia, si affaccia sul Mar Cinese Meridionale e sul Golfo della Thailandia.
Questa regione un tempo faceva parte del regno dei Khmer, ed è stata l’ultima regione ad essere annessa al Vietnam.  
I cambogiani dominarono questa regione  fino al XVIII secolo e ancora oggi la chiamano Kampuchea Krom, che tradotto significa Cambogia Inferiore.
Molte volte i Khmer rossi tentarono di riconquistare la zona, colpendola molto duramente, attaccando i villaggi e uccidendo tutti gli abitanti.
Tutto ciò fece in modo che l’esercito vietnamita attaccò la Cambogia il 25 dicembre 1978, con il conseguente rovesciamento del potere dei Khmer rossi in questa zona.
Attualmente questa zona è abitata prevalentemente dai vietnamiti, ma ci sono anche gruppi di etnia cinese e khmer, oltre ad alcuni gruppi cham.
Molte sono le minoranze di etnia Khmer Krom, loro parlano una lingua diversa dai vietnamiti, hanno tradizioni sia storiche che culturali ben diverse professano una diversa religione buddista, e furono i primi ad insediarsi in questa zona, infatti si sono trovati dei resti datati più di 2000 anni fa.
Le origini di questi abitanti risalgono al I secolo a.c. dove esisteva il regno del Funan, un impero marittimo che partiva dalla penisola malese, fino al delta del Mekong.
Questa civiltà era molto complessa, costruirono molti canali, commerciavano metalli preziosi e avevano molte conoscenze nel campo dell’agricoltura.
A questo regno, successe il regno Chenla dal 630 al 802 d.C., poi venne il grande impero Khmer, che era il più potente di tutto il sud est asiatico, dove la loro maggiore costruzione, è quella di Angkor Wat. 
Ma intorno al XVII, il regno era in declino, ma l’impero vietnamita era in piena crescita e stava iniziando la sua espansione verso il sud.
Prima conquistarono l’impero Cham, successivamente vollero conquistare i territori che erano dei Khmer, in questa zona che è quella del delta del Mekong.
Nel 1623 il Re Chey Chettla concedette i diritti d’insediamento.
Qui abitarono circa 40.000 famiglie e c’erano circa 700 templi khmer, questo luogo nel 1689 era chiamato Saigon.
Successivamente qui arrivarono sempre più vietnamiti per invadere la zona, i Khmer Krom combatterono intensamente, qualche battaglia la vinsero anche, ma erano solo vittorie minori.
Quando nel XIX arrivarono i francesi, s’impossessarono di tutta l’Indocina, chiamando questa zona Cocincina.
Il 04/06/1949 i francesi annetterono questa zona alla colonizzazione vietnamita.
Il 02/09/1954 il governo vietnamita impose ai Khmer Krom una vera e propria assimilazione forzata, tanto che vennero variati i loro cognomi e la loro lingua.
Da allora i vietnamiti fecero numerose atrocità verso questo popolo che è tutt’ora in minoranza.
Ma ora ritorniamo a parlare di Can Tho, noi abbiamo scelto di arrivare qui, perché è la città più grande di tutta questa regione, una cittadina viva e vitale.
Can Tho è il centro principale della politica, della cultura, dell’economia e dei trasporti di tutta questa regione.
Arrivati alla stazione degli autobus, abbiamo preso un taxi che ci ha portato direttamente all’albergo che avevamo scelto, che si affaccia proprio sul fiume, nel centro della città.
Arrivati qui il gestore dell’albergo ci ha subito chiesto se il giorno successivo volevamo fare un tour in barca sulle rive del fiume, informandoci sui prezzi e sul giro che si sarebbe fatto.
Così dopo alcune contrattazioni sul prezzo, abbiamo accettato.
La partenza è avvenuta alle ore 6 del mattino, in modo da poter vedere l’alba, il giro in barca doveva finire intorno alle ore 14 al costo di 700.000 dong che più o meno è di 30 dollari per due persone.
Se volevamo la partenza poteva anche essere ritardata, ma qui si svegliano tutti molto presto, alle 5,30 del mattino il Vietnam è in piena attività, come se da noi fossero le 9,30, così anche per non trovare molti turisti sul nostro tragitto abbiamo scelto di svegliarci presto.
Una volta deciso il nostro tour del giorno successivo, ci siamo fatti una doccia e siamo andati a cena.
Il lungofiume è molto animato, molti sono i locali che rimangono aperti fino a tardi, cosa differente che in altri luoghi della nazione, qui infatti ci sono anche dei mercati serali.
I viali lungo il fiume sono ampi e abbiamo  subito deciso di andarli ad esplorare, ovviamente sempre a piedi, dato che il centro non è poi così grande.
 Anche qui abbiamo mangiato molto bene, siamo riusciti a trovare un locale chiamato “Cappuccino” che faceva dei ottimi piatti della cucina italiana, vietnamita, messicana e anche indonesiana.
Qui noi abbiamo preso la pasta ed io un guacamole, ricetta tipica messicana e tutto ciò che abbiamo mangiato era molto buono.
Ho visto anche le pizze, sia d’asporto che quelle consumate nel locale, avevano un bell’aspetto, ma non ci siamo fidati, tanto tra meno di una settimana dovevamo tornare in Italia patria della buona pizza.
Dopo aver cenato e preso l’aperitivo della buona notte, cioè un succo di canna da zucchero con tanto di ghiaccio, seduti a dei tavolini nel parco, siamo rientrati in hotel.
Il giorno dopo ci aspettava una lunga e deliziosa giornata.
Ma prima di raccontarvi la nostra esperienza su questo fiume, voglio raccontare un po’ di storia.
Se non vi interessa potete saltare questa parte dedicata esclusivamente al Fiume dei nove Draghi o più conosciuto come Mekong.
E’ uno dei fiumi più lunghi di tutto il mondo, infatti scorre per ben 4500 chilometri.
Inizia il suo lungo corso nell’alto Tibet, passando poi per il Myanmar, il Laos, la Thailandia, la Cambogia, per poi sfociare in Vietnam, nel Mar Cinese Meridionale dove il suo delta è tra i più estesi.
Nella capitale della Cambogia a Phon Penh, il fiume subisce una biforcazione e nella città di Vinh Long ne subisce un’altra che termina in molti bracci, sfociando nel Mar Cinese Meridionale, in cinque differenti punti.
Ecco perché il Mekong viene anche chiamato Song Cuu Long o Fiume dei Nove Draghi.
La portata di questo fiume subisce numerose variazioni, dalla fine del mese di maggio inizia a crescere, raggiungendo la sua portata massima a settembre.
Queste variazioni vanno da 1900 a 3800 metri cubi al secondo, in base ai diversi mesi dell’anno.
A Phon Phen il Mekong confluisce in un fiume che raccoglie le acque del lago cambogiano To Le Sap, e quando il fiume raggiunge il suo livello massimo la natura viene in aiuto e il fiume come miracolosamente inverte il suo flusso riversandosi nuovamente nel lago.
Diventa quindi una vera e propria barriera naturale contro le gravi inondazioni.
Peccato che attualmente in Cambogia c’è in atto un grande disboscamento e ultimamente sono aumentate vertiginosamente le inondazioni nella parte del Vietnam di questo fiume.
Negli ultimi anni, nel periodo delle piogge qui sono avvenute le più importanti inondazioni, e a pagarne il prezzo sono le centinaia e centinaia di vietnamiti.
Alcuni di loro devono forzatamente lasciare le loro case, potendo ritornare solo quando le acque si sono completamente ritirate, e ciò significa dopo parecchi mesi.
Molte case qui sono sulla riva dei fiumi e sono delle semplici palafitte di bambù, in modo che l’acqua non raggiunga l’interno delle abitazioni.
Come vengono inondate le abitazioni, anche molte strade subiscono lo stesso effetto.
I danni causati sono molto elevati, tenendo anche conto della perdita delle coltivazioni del luogo, soprattutto di riso e di caffè.
Ciò che ultimamente viene fatto per cercar di combattere questo problema è la costruzione di migliaia di canali, così gli abitanti si sono anche abituati a spostarsi in barca.
Ma torniamo al nostro giro in barca: una volta usciti dall’hotel, erano circa le 5,45 del mattino, c’era il nostro barcaiolo, simpaticamente lo chiamo così, che ci è venuto a prendere e ci ha condotto per circa cinque minuti a piedi, fino al luogo dove era posizionata la sua barca in legno.
Questa barca era semplice, non colorata, dove sopra ci potevano stare fino a quattro persone sedute,  di cui due davanti e due dietro, più lui che guidava il piccolo mezzo in piedi.
A quell’ora le barche dei turisti erano ancora poche, ma molti erano coloro che navigavano il fiume e per lavoro.
Il nostro barcaiolo si chiamava Hiè o qualcosa di simile, era vietnamita, aveva 39 ani, ma ne dimostrava di più, gli mancavano parecchi denti davanti e anche la parte finale del pollice della mano destra.
L’inglese qui  non è parlato da molti e quei pochi che sanno pronunciare alcune parole le dicono anche male, di conseguenza non è facile farsi capire, ma i gesti e le espressioni del viso e delle mani dicono molto, quindi non ci sono stati problemi.
Ci ha detto che lui non è mai andato a scuola, ha due figlie di 12 e 8 anni e entrambe le vuole mandare a scuola perché trova sia molto utile studiare: io spero per loro che sia davvero così.
Il fiume qui è molto grande, davvero immenso e su questo corso d’acqua si svolge l’intera vita di molte persone.
La prima parte del percorso si svolge lungo il fiume più importante e notiamo subito che nella parte davanti di quasi tutte le barche ci sono disegnati sopra due occhi, che vengono chiamati gli “Occhi del Mekong”.
Il fiume non è molto pulito, anche perché loro ci scaricano tutte le immondizie, comprese le acque nere delle abitazioni o delle baracche.
Ci buttano davvero di tutto e secondo me i segni del degrado sono davvero molti e preoccupanti.
Durante la nostra navigazione per ben quattro volte il nostro barcaiolo, ha dovuto spegnere il motore per tirar fuori dall’acqua la piccola elica perché si era arrotolata intorno molto plastica.
Ma sembrava che non gli importasse molto, per loro tutto ciò era normale, infatti una volta tolta questa plastica che bloccava il girar dell’elica, lui come tutti gli altri, ributtava tutto nel fiume.
Quante e quante volte in altre occasioni ho visto loro mangiare e gettare in mare tutti i resti, compreso anche l’involucro di polistirolo, proprio come fosse un bidone dell’immondizia.
La prima volta che l’ho visto fare, mi è uscito uno spontaneo “Nooooooo!!!!!!!” forse anche in maniera un po’ troppo forte. Ho visto che si sono voltati verso di me guardandomi  dubbiosi, ma non mi hanno detto assolutamente nulla.
Io ero a dir poco indignata, ma per loro era tutto straordinariamente normale, faceva parte del loro vivere quotidiano.
Quante e quante volte mi sono arrabbiata per certi loro comportamenti, ma tanto secondo me, finchè non accade qualcosa di veramente grave non lo capiscono, e in quel momento forse sarà troppo tardi.
Immondizia a parte, vedere l’alba navigando su questi fiumi è stata un’esperienza molto bella e molto emozionante.
Dopo circa un’ora di navigazione arriviamo al primo mercato galleggiante sul fiume.
Solitamente i venditori ormeggiano qui le loro imbarcazioni stracolme di qualsiasi cosa, sono specializzati in una sola specie di frutta o verdura, ma ne ho anche viste altre colme di abbigliamento per uomo, donna o bambino.
 Tra quelli che mi hanno colpito di più c’erano quelle con la stiva stracolma di ananas, o angurie di quelle piccoline verdi, o il pomelo, che è una specie di pompelmo, ma molto più dolce, ci sono anche zucche, cipolle, aglio e molto altro ancora.
I clienti percorrono il mercato a bordo di barche più piccole a motore spento, non hanno difficoltà a trovare ciò che cercano, poiché le imbarcazioni più grandi, appendono un campione delle loro merci su alti pali di legno.
Ma anche qui c’era chi vendeva generi alimentari, dal caffè caldo, alle lattine, acqua, ma anche dolciumi, tra cui una specie di pane carasau, sottile ma fatto con riso, cocco, zucchero e semini vari. Una vera bontà, soprattutto quando non si è ancora fatto colazione.
La nostra visita è continuata in un altro mercato galleggiante, anche qui vendevano di tutto, dalla frutta, incensi, pagliette per piatti, calze, insomma un vero e proprio mercato ma sull’acqua del fiume.
Dopo un po’ percorriamo un canale secondario, passiamo sotto a ponti, dove, se stavamo in piedi, battevamo la testa.
Il colore del fiume non cambia mai, è sempre marrone, anche perché la terra è molto argillosa tra il marrone e il rossiccio.
Le piante d’acqua dolce sono sempre molte e sulle rive del fiume ci sono molti alberi da frutta, soprattutto banani, con il loro particolarissimo e enorme fiore. Era per me la prima volta che vedevo il fiore del banano, davvero molto bello.
Poi ci fermiamo in una specie di bar, dove mi sono presa un thè, da mangiare non c’era un bel niente, anzi appeso ad un chiodo c’era una borsa in plastica che conteneva dei biscotti sigillati singolarmente ricoperti di cioccolato.
Non m’ispiravano per niente, ma io avevo ancora fame, così ho deciso di prenderne uno, l’ho subito assaggiato, ma era veramente immangiabile, il gusto era pessimo e sinceramente chissà da quanti anni erano appesi lì, poi ho visto che c’erano anche le formiche.
Loro solitamente non fanno colazione come siamo abituati noi, la intendono in modo diverso, la loro colazione è molto simile al pranzo o alla cena, mangiano cioè noodles e una zuppa chiamata pho.
In questo bar c’era un acquario con un unico pesce al suo interno, questo era enormemente grande, mai visto un pesce così grande e da solo in un acquario!
Oltre a questo vedo anche una cassetta in legno e guardando al suo interno noto che c’è un grande serpente di color scuro, al suo interno c’era anche il suo pasto, cioè un piccolo topolino vivo che terrorizzato se ne stava fermo in un angolino.
Successivamente, un signore penso fosse il proprietario del locale ha preso il serpente e l’ha portato nel fiume, come se dovesse lavarlo, poi l’ha posizionato sopra la cassetta, lasciandolo lì ad asciugare.
Intanto noi continuiamo il nostro percorso, e il nostro barcaiolo ci porta a piedi in un sentiero in mezzo alla fitta vegetazione a fianco del fiume, proseguendo per circa 5 minuti siamo arrivati fino a quella che è la fabbrica di noodles.
Loro la chiamano fabbrica, ma è una piccola azienda a gestione familiare.
Qui ci hanno fatto vedere i vari trattamenti che subisce il riso prima di diventare un noodles,  abbiamo scoperto che il riso viene messo in grosse vasche di acqua per qualche ora, viene poi filtrato e passato attraverso un macchinario che lo fa diventare una specie di polvere.
Viene poi mischiata con l’acqua facendola diventare una pastella. Successivamente fanno delle specie di crepes tonde che vanno cotte per pochissimi minuti.
Vengono poi messi ad essiccare al sole su delle specie di telati in bambù. Una volta secchi, vengono tagliati finemente ed ecco che diventano i noodles.
Dopo questa visita risaliamo sulla barca e riprendiamo la nostra navigazione sempre sui canali minori.
Intanto il sole era già molto caldo e qui picchia veramente tanto. Per ripararci ci presta uno dei loro classici cappelli a cono che loro indossano sempre, sia sotto il sole che sotto la pioggia. Era  la prima volta che lo indossavano e posso confermare che sono molto comodi e soprattutto freschi.
Intorno alle rive di questi canali e del fiume principale gli abitanti, ci fanno di tutto: ci lavano i piatti, le pentole, fanno il bagno, si lavano i capelli, ma ci buttano dentro anche tutta la loro immondizia, sia quella naturale,  biodegradabile che quella che rimane per anni e anni, senza mai dissolversi, tipo i vari tipi di plastica, ecc.ecc.
La navigazione lungo queste rive è calma, qui nessuno è agitato e tutti i bambini che incontriamo ci salutano con l’unica parola che conoscono in inglese : Hallo!!!
Il nostro barcaiolo ha anche preso dei piccoli pezzi di foglie di palme e con questi ha fatto delle creazioni, tra cui braccialetti, anelli, un paio di occhiali, una girandola, una specie di maschera, una cavalletta e una composizione di fiori.
Successivamente per il pranzo ci fermiamo in una specie di ristorante sul fiume.
Io non avevo voglia di magiare ciò che era proposto cioè: pesce e non avendo altro gli ho chiesto della frutta.
Mi hanno portato un piattino di bananine e dei litchies, mentre mio marito ha mangiato un pesce abbastanza grande e molto buono, chiamato pesce elefante.
Finito il nostro pranzo si prosegue nuovamente verso il dedalo di questi canali minori, ma oramai si sta per tornare verso il nostro punto di partenza.
Al termine del nostro giro al nostro barcaiolo non gli abbiamo dato la mancia, che forse lui s’aspettava, gli avevamo già pagato le bibite durante la giornata e poi in generale i vietnamiti cercano spesso e molto volentieri di fregarti, per guadagnare più soldi, come è successo anche al ristorante dove siamo andati oggi, e noi eravamo anche un po’ stufi di questa storia, anche se ovviamente in questo il nostro barcaiolo non c’entrava proprio niente.
Siamo comunque rimasti soddisfatti del nostro giro sul delta del Mekong, è stata davvero una bella esperienza  che mi rimarrà impressa nel cuore e che ovviamente ripeterei.

giovedì 6 gennaio 2011

Wat Arun

Un altro importante tempio della bellissima Bangkok è sicuramente Wat Arun, chiamato anche Tempio di Dawn o Tempio dell’Alba. Il suo nome proviene da Aruna, il dio indiano dell’alba, risale al XVII secolo  e si trova sul fiume Chao Phraya.
Questo è uno dei tre templi principali di Bangkok con Wat Phra Kaew e Wat Pho.
Questo è tra i più fotografati di tutta Bangkok,  sicuramente è anche quello più pubblicizzato nelle cartoline e nei depliant delle agenzie di viaggio, anche perché si può vederlo già  da lontano grazie all’alta guglia istriata, chiamata prang,  un miscuglio di stile Khmer e thai.
Un tempio che non è molto grande, se paragonato ad altri di Bangkok,  tra l’altro è anche uno dei più turistici e forse anche un po’ inflazionato,  ma rimane sempre un luogo molto importante, un monumento molto particolare che merita una visita.
Il prang principale, il più grande, simboleggia il Monte Meru, dimora degli Dei, mentre i quattro prangs più piccoli, simboleggiano i quattro venti.
All’interno dei quattro prangs più piccoli ci sono delle immagini del Buddha che rappresentano la nascita, la meditazione, la predicazione e l’illuminazione del Buddha.
Intorno alla base dei 5 prangs ci sono delle figure di animali e antichi soldati cinesi, mentre sopra la prima terrazza troviamo quattro statue di Indra, il dio Indù mentre cavalca l’elefante mitologico Erawan.
Il tempio è molto antico, infatti risale al periodo Ayuthaya. Il re Taksin a quell’epoca  fece costruire un palazzo reale,  e un tempio , Wat Arun,  qui fu anche custodito  il famoso Buddha di Smeraldo, rendendo questo luogo molto famoso e venerato, ma nel 1784 fu spostato a Wat Phra Kaew.
La costruzione di questi prangs iniziò nel secolo XIX, nel regno di Rama II, ma fu terminato solo da Rama III.
Le misure esatte di questo alto prang, non si sanno,  le fonti della Thailandia indicano 194 mt, mentre molte altre la citano come alta 80 – 85 mt.
Intorno ci sono altri quattro prangs più piccoli, e tutti sono decorati con tantissimi cocci cinesi e con piastrelle in ceramica smaltata, porcellana, ma anche molte conchiglie, tutto questo materiale erano usato come zavorre portate dalle molte imbarcazioni che partivano dalla Cina per raggiungere Bangkok. In questo periodo era solito vedere decorazioni simili, proprio perché le porcellane arrivate fino a qui erano molte, questo è lo stile chiamato Ratanakosin.
A quell’epoca si doveva usare tutto ciò che era possibile, si recuperava tutto, anche i cocci per le zavorre delle navi.
Sul lato di fronte al fiume ci sono sei sale tutte in stile cinese, fatte in granito verde con dei ponti levatoi.
Consiglio anche di entrare per una visita all’interno del bot, qui c’è un’immagine del Buddha Niramitir. Si dice che questa statua fu disegnata proprio da Re Rama  II nel XIX sec, mentre le pitture sui muri appartengono al regno di Rama V, molto bella è la figura del principe Siddharta, che possiamo vedere dipinta.
Le ceneri di Rama II, sono conservate proprio sotto la statua principale del Buddha.
Gli interni delle guglie e del prang sono  tutte decorate e colorate con svariati colori.
Dietro ai prang c’è il bot vero e proprio, è molto bello e la parte interna è decorata come i prang, cioè con pezzetti di porcellana smaltata coloratissima. Tutto intorno c’è un  giardino molto  ben curato.
Un tempio che è avanti con i tempi, infatti fu il primo che nel 2005, ordinò il primo monaco occidentale.
All’ingresso ci sono due grandi guardiani del tempio,  e rappresentano delle figure del Ramayana, uno di color bianco e l’altro di color verde. Sono davvero impressionanti, e in qualche modo possono ricordare quelli che ci sono al Wat Phra Kaew.
Se si vuole si può anche salire per una parte sul prangs principale.
Qui ci sono 3 livelli, che si possono raggiungere, ma attualmente si può salire solo fino al primo.
La scala è ripidissima e molto stretta, assomiglia molto a  come quelli che ci sono  in Cambogia, fa quasi paura. Non tanto nel salire, ma il problema si presenterà nello scendere, ed è meglio non guardare in basso, io l’ho fatto, ma che paura che ho avuto, lo ricordo ancora molto bene.
Consiglio di mettersi un paio di scarpe comode, se abbiamo i lacci facciamo attenzione che questi siano ben legati, e  vestiamoci in modo adeguato. In ogni caso una volta che saremo in cima la visione di del fiume Chao Phraya e della città intorno è spettacolare.
Il momento migliore per visitare questo tempio e per fare le più belle foto di Wat Arun, è alla sera, quando c’è il tramonto, tra le ore 6 e le ore 7. Solo in questo momento è possibile vedere il cielo con le varie sfumature di rosso, mentre il sole  tramonta lentamente dietro al tempio, uno spettacolo davvero molto bello.
Se si vuole sul lato opposto del fiume  Chao Phraya,  di fronte Wat Arun, ci sono dei comodi e buoni ristoranti, in modo da ammirare questo spettacolo seduti comodamente al tavolo, anche questo è molto bello e rilassante.
Consiglio, se potete di fare una crociera sul fiume di sera, dopo il tramonto quando è tutto illuminato, un vero spettacolo di luci e suoni davvero sorprendente.
Quando ci recheremo verso l’uscita, bisogna fare un viale dove ai suoi lati ci sono molte bancarelle con i classici souvenir del luogo, moltissime le statuette del Buddha e varie le sue effigi.
Per arrivare al Wat Arun, bisogna attraversare il Chao Phraya, la partenza del molo è a Tha  Tien che è a sud ovest del Grand Palace o Wat Phra Kaew. I traghetti express, partono ogni 10 minuti circa.
Se si vuole prendere l’autobus, si arriverà con il nr 1, 25, 44, 47, 62 e 91, tutti fermano in strada Maharat.
Quasi tutte le escursioni sui canali navigabili fermano anche in questo tempio .
Wat Arun è aperto tutti i giorni dalle 8,30 alle 5,30.
Il costo del biglietto d’ingresso è, come sempre irrisorio, circa 20 bath, mentre il prezzo del battello è di circa 4  bath.

domenica 28 novembre 2010

Halong Bay - Il drago che si abissa nelle acque

Dopo i nostri primi tre giorni trascorsi in Vietnam ad Hanoi, abbiamo deciso di andar a visitare quella che da tutti è decantata come una meraviglia del mondo, un luogo splendido, misterioso e affascinante: la Baia di Halong.
Il modo per visitare questa baia è con la barca. Si possono effettuare varie crociere da 2 o 3 giorni. Noi abbiamo scelto quella più breve solo perché eravamo all’inizio della nostra vacanza e dovevamo percorrere più di 1500 chilometri per raggiungere l’isola più a sud del Vietnam, al confine con la Cambogia : l’isola di Pu Quoc.
La Baia di Halong occupa 120 chilometri di coste, si trova nel golfo del Tonchino nel distretto di Yen Hung a nord del Vietnam, vicino al confine con la Cina, in un parco naturale.
Dal 1994 è diventato patrimonio dell’umanità, nel 2008 è stato eletto come una delle Sette Meraviglie Naturali del mondo.
Altra particolarità di queste isole è che il loro nome deriva proprio dalla loro forma, infatti troveremo :  elefante, tetto o artiglio da combattimento e altre ancora.
La zona oltre ad avere molte formazioni calcaree è anche ricca di grotte di origine carsica, ma non avendo molto tempo a disposizione noi siamo riusciti a visitarne solo una.
Gli archeologi  nelle grotte hanno trovato i primi insediamenti umani che risalgono a più di 25.000 anni fa.
Il villaggio galleggiante

Questa breve crociera in barca noi l’abbiamo prenotata nell’albergo dove abbiamo soggiornato ad Hanoi, al costo di 63 dollari a persona. Siamo partiti con un pullman, e abbiamo impiegato circa 3 ore e trenta per percorrere 160 Km, fino ad arrivare ad Halong City.
Gli scenari che si sono susseguiti durante il tragitto sono quelli di una verde campagna, molte le piantagioni, i campi di riso, gli agricoltori immersi nella palude con a fianco gli instancabili buoi, tutto ciò ricorda molto i paesaggi che si vedono nei classici film di guerra sul Vietnam.
Io ci tenevo molto a visitare l’isola di Cat Ba  che è una grande isola, con delle strutture e molte spiagge ma volevo vedere anche la baia di Lan Ha, che è decisamente meno turistica della baia di Halog. Ma il tempo, quando si fanno questi viaggi è un vero tiranno, quindi mi sono dovuta accontentare di questa che è più sfruttata turisticamente.
Arrivati al porto lo spettacolo iniziale non era bello, anzi, c’erano centinaia e centinaia di barche, tra cui anche  giunche cinesi, barche ispirate a quelle francesi del periodo coloniale, tutte attraccate, con motori spesso puzzolenti.
Il molo è molto caotico, i turisti sono davvero tanti e quasi tutti sono gruppi organizzati.
Intorno alla baia gli alberghi sono cresciuti senza alcuna tutela del luogo, c’è quindi una brutta schiera di casermoni alti su questa specie di lungomare, tutto ciò  non è un bel panorama.
Dopo poco che eravamo in attesa è venuta a prenderci una barchetta che ci ha portato fino alla nave più grande che era attraccata al largo.
La nave era bella e la cabina ancora di più, dotata di tutti i comfort, con dei letti finalmente comodissimi.
Una volta saliti, dopo poco ci hanno servito il pranzo che come sempre era molto buono, la cucina vietnamita infatti è conosciuta come la migliore di tutta l’Asia e io non posso che confermare tutto ciò.
Intanto la nostra navigazione è iniziata, quasi subito abbiamo iniziato a vedere  queste splendide formazioni calcaree rocciose che spuntano dall’acqua.
In tutto le isolette sono più di tremila e molte sono disabitate, sembrava  di essere in una favola, uno spettacolo da togliere completamente il fiato.
Il mare è calmo, quasi piatto di color verde smeraldo. Intorno le splendide formazioni  calcaree verdissime. L’unica nota negativa infatti è l’acqua che non sempre è pulita, anzi il più delle volte è  torbida e ci sono anche dei rifiuti, loro infatti buttano tutto in mare.
Il clima qui è tropicale, l’estate è molto calda e piovosa, quasi tutti i giorni c’è un temporale o pioggia continua, mentre l’inverno è il periodo più asciutto e anche il più fresco.
Alcuni turisti spagnoli e tedeschi sono andati in cima alla barca e si tuffavano da lì, ma io non ce l’ho fatta, non avevo il coraggio di buttarmi in un’acqua così sporca, preferisco farne a meno e aspettare di trovare acque decisamente più cristalline di queste, e così quest’anno non ho fatto neanche un bagno, spero di rifarmi l’anno prossimo.
Rimane comunque un luogo magico, una vera e propria meraviglia naturale.
Successivamente ho anche saputo che molti di questi canali che si trovano tra gli isolotti, nel periodo della guerra, furono minati dagli Stati Uniti e attualmente in alcune zone c’è ancora il rischio per la navigazione.
Tutte le isolette sono alte tra i 50 e i 200 metri, sono di roccia calcarea scavate e disegnate dal vento e dalle onde, mentre sulla superficie c’è la vegetazione tropicale, con molte spiaggette di varie dimensioni.
Anche riferita alla Baia di Halong non mancano le leggende e i miti. Il nome Halong significa “drago che si abissa nelle acque”. Si dice infatti che queste isole sono state create da un enorme drago che trascorreva i proprio giorni sulle montagne,  un giorno mentre stava correndo verso la costa con la sua lunga coda scavò valli e crepacci.
Quando poi si immerse nel mare, tutte le zone scavate e create con la sua coda si colmarono d’acqua, lasciando visibili solo le zone più alte formando questo spettacolo unico al mondo.
Dopo circa 2 o 3 ore di navigazione  ci siamo fermati per andar a visitare le Grotte dei Pali di Legno o Hang Dan Go.
La grotta è legata alla vittoria dei pali di bambù o delle meraviglie. Si dice infatti che Tran Hung Dao, che fu un importante generale ed eroe vietnamita, tra il 1228 e il 1300 sconfisse i mongoli del generale Kublai Khan per ben tre volte, in questo modo bloccò i vari tentativi dei cinesi di invadere il Vietnam.
Tra le sue più importanti vittorie c’è quella sul fiume Bach Dang nel 1288.
Questo generale prese ispirazione da Ngo Quyen che nel 939 riuscì a riconquistare l’indipendenza del Vietnam dopo 1000 anni di dominazione cinese.
Nel 1288 il generale Trang Hung Dao con i suoi uomini, aiutati dal buio, in un punto dove il fiume era basso, fece piantare degli acuminati pali di bambù, questi avevano una lunghezza da far in modo che nel momento della marea rimanevano a pelo dell’acqua.
Quando la marea è salita il generale fece navigare le sue piccole imbarcazioni, passando in modo agevole tra i pali e facendo così da esca.
Quando poi la marea si abbassò per il generale e i suoi uomini fu facile distruggere le imbarcazioni che sono rimaste incastrate tra i pali, colpendole con delle frecce incendiarie.
Ho raccontato questa particolare storia perché dicono che i soldati di Trang Hung Dao abbiano custodito, nascosto e preparato i pali proprio in questa grotta.
Tutto questo anche per spiegare perché in ogni città del Vietnam che abbiamo visitato c’è una strada dedicata a questo celebre generale.
Per raggiungere l’ingresso della grotta bisogna percorrere 90 gradini, è composta da 3 ampie cavità, dove ci sono stalattiti e stalagmiti, si dice che i pali furono nascosti proprio in quest’ultima. La grotta è davvero ampia e grande e le pareti se illuminate brillano.
Dopo aver visitato le famose grotte siamo andati in un villaggio galleggiante dove c’erano dei kayak che ci hanno messo a disposizione per  fare un giro.
Sinceramente questa ora passata a remare in questa baia non mi è piaciuta molto, come ho già detto prima l’acqua non è pulita e dato che non amo sguazzare in un’acqua simile, non amo neppure fare kayak in questo modo.
Poi dopo l’esperienza di due giorni nelle gole dell’Ardeche in Francia, l’anno scorso, questa esperienza di ora non mi ha fatto impazzire.
Cosa che invece ho trovato molto particolare sono proprio i villaggi galleggianti.
Sono delle piccole casette o baracche, alcune delle quali collegate da dei pontili in legno, in quella dove ci siamo fermati noi c’era perfino un biliardo e alcuni di loro stavano giocando.
Quasi tutte queste case hanno un cane che dovrebbe sorvegliarle, tutti hanno anche dei piccoli allevamenti di pesci che pescano al largo e poi li fanno crescere in vasche con delle reti. Le donne solitamente hanno una barchetta colma di viveri per i turisti, tra cui acqua, birra, bibite, patatine, biscotti, frutta, verdura,  c’era perfino l’whisky e molto altro ancora. Loro si avvicinano ai turisti e alle barche che in quel momento sono ancorate per vendere qualcosa.
Tutti gli abitanti di queste case galleggianti vivono e sopravvivono solo grazie alla pesca, setacciando le acque poco profonde della baia.
Tra le specie animali presenti, nella baia ci sono anche antilopi, scimmie, iguane, 200 specie diverse di pesci e 450 tipi di molluschi.
Dopo queste visite abbiamo continuato a navigare lentamente, in modo da poter godere questo splendido panorama ancora per qualche ora, prima che arrivi il buio della notte. Qui infatti alle 18 circa fa già buio, mentre l’alba arriva intorno alle 5 del mattino.
La navigazione prosegue lenta, e guardare il tramonto con i colori del cielo che cambiano sempre, mentre si è sdraiati in un lettino sopra la barca è qualcosa di veramente speciale.  Avrei voluto vivere quei momenti  per giorni e giorni, tempo e soldi permettendo.
Anche la cena è stata ottima e dopo i marinai e gli addetti alla nave, una volta finiti i loro lavori, si sono seduti ad un tavolo a bere il loro thè verde dalle incredibili virtù. Gentilmente ce lo hanno anche offerto, intanto il video continuava a trasmettere per circa due ore l’ultima collezione dei Boney M,  successivamente sono passati al karaoke.
Quasi tutti i paesi asiatici amano il karaoke e il Vietnam non è da meno. Così si sono messi a cantare le loro canzoni, in lingua vietnamita, in più avevano inserito anche l’effetto eco.
Il risultato era qualcosa di stonatissimo, anche un po’ straziante, a tratti simpatico. Alcuni acuti erano davvero da tapparsi le orecchie e per questo è stata una serata ricca di enormi risate, proprio grazie ai loro canti.
Al karaoke ho preferito star seduta fuori ad ammirare il luccichio delle stelle che contornavano  questo straordinario cielo e il mare piatto, in un’atmosfera totalmente magica e unica al mondo.
Durante tutta la notte la barca è rimasta ancorata in una baia, mentre il giorno dopo abbiamo ripreso la navigazione.
La leggenda del dragone che con la sua coda creò la Baia di Halong, non è l’unica, infatti i marinai che solcano ogni giorno queste acque dicono di aver visto un’enorme creatura marina misteriosa: il Tarasco.
Alcuni militari hanno anche pensato potesse essere un sottomarino al servizio degli imperialisti, mentre degli armatori vietnamiti, hanno fatto di questo mostro la loro nuova attività economica, offrendo ai turisti con molti soldi la possibilità di affittare una giunca per andare alla ricerca di questo mostro marino.
Anche il Tarasco, come le tartarughe nel lago di Hoan Kiem, di Hanoi noi non l’abbiamo visto, è stata comunque un’esperienza fantastica, un luogo che ricorderò nel tempo e che mi rimarrà nel cuore per la sua infinita bellezza, quasi fiabesca e per le emozioni che ci ha regalato.

sabato 13 novembre 2010

Chichén Itzà.....


Chichén Itzà è uno dei luoghi più visitati dai turisti che si recano in Messico, nella penisola dello Yucatan, ed è nata nel 432 d.c..

Nel 987 d.c. arrivarono i Toltechi, guidati dal potente e temuto re sacerdote Kokulcàn e di conseguenza invasero la città.

Successivamente divenne una fiorente città maya tolteca, costruendo con il tempo, un ampio complesso di templi cerimoniali di circa 10 Km.

Nel XIII sec. questa importante città perse la sua supremazia, soppiantata da Mayapán. Successivamente allo sbarco degli spagnoli venne distrutta e saccheggiata di tutti i suoi averi, ma la popolazione che riuscì a sopravvivere non l’abbandonò continuando a vivere qui, anche se i luoghi di culto non furono più usati. In questo modo la foresta, che qui è molto rigogliosa, riuscì a inghiottire tutto.

Chichén Itzà è composta da più di un centinaio di templi, piramidi, piazze, quasi tutte immerse nella fitta foresta.

Anche qui, come in altri centri cerimoniali simili, per riuscire a visitare bene questo luogo conviene prendere una guida. I ragazzini del posto, quelli che sono nati e vissuti qui, conoscono questi luoghi come le loro tasche e vi possono fare da guida all’interno del complesso. Ovviamente poi per ringraziarli è bene dar loro una piccola mancia.

Noi, una volta arrivati qui, non vedevamo l’ora di addentrarci all’interno di questo ampio complesso, dove troviamo il tempio più imponente e il più importante.

Quello che rispecchia questa caratteristiche è la piramide di El Castello o più famosa come la piramide di Kukulkàn.

Guardando questi luoghi non possiamo far altro che pensare alla vita che i Maya conducevano a quel tempo loro erano davvero dei veri e proprio maestri nell’arte, nell’ingegneria e anche nella matematica.

La famosa leggenda racconta che nei giorni di equinozio, e soltanto in quelli, le teste di serpente che sono scolpite alla base di ogni scalinata sembra che prendano vita, per risalire fino al tempio.

Questa costruzione ha ben 365 gradini che corrispondono ognuno a ciascun giorno dell’anno. Una volta arrivati in cima troviamo il Tempio del Serpente Piumato o Tempio di Quetzalcoatl.

Le terrazze che troveremo corrispondono ai 18 mesi del famoso calendario maya. All’interno di questo grandioso tempio troviamo anche un trono costruito in pietra, con la forma di un giaguaro dipinto di color rosso.

Il trono è proprio posizionato davanti al chac-mol, dove un tempo venivano appoggiate le offerte sacrificali.
Dalla cima di questa piramide si possono anche ammirare tutti gli altri edifici intorno.

Anche in questo complesso c’è un grande cortile che serviva per il gioco della palla. Questo cortile è davvero molto bello, e alcune pareti sono completamente decorate. Rappresentano riti sacrificali umani e animali, che loro effettuavano molto spesso, per propiziarsi gli Dei.

Non troppo lontano da questo troviamo il Tempio dei Guerrieri Giaguaro. Questa piramide è composta da quattro piani e sorregge un tempio composto da due sale. Gli affreschi che le decorano raffigurano alcune scene della sconfitta nella penisola da parte dei Toltechi.

Alla destra di questo tempio, ne troveremo un altro chiamato il gruppo delle mille colonne, la sua particolarità è che su ogni pilastro che sorregge il tempio è scolpito sotto forma di serpente piumato.
In questo complesso c’è anche una strada lastrica chiamata Via Sacra, percorrendola per circa 300 metri, si arriverà al terrificante Cenote Sacro. Lo chiamo terrificante proprio perché la sua bocca misura 60 metri di diametro, con una profondità di circa 20 mt e fa venire i brividi solo a guardarlo.

All’epoca dei Maya, quando loro vivevano dei periodi non molto fortunati, per propiziarsi il volere degli Dei e delle divinità più esigenti, in questa enorme bocca buttavano le povere vittime sacrificali completamente ricoperte di ornamenti d’oro e preziosi.

Molti sono i resti che sono venuti alla luce, tra cui oggetti d’oro e ancora molti monili di giada e turchese, anche se si pensa che la maggior parte di questi tesori sono ancora nascosti sotto il terreno.
Qui ovviamente sono stati ritrovati molti scheletri, la maggior parte di questi sono bambini e ragazze giovani.
Io mi chiedo solo come si potevano sentire questi poveri bimbi e queste ragazze quando sapevano di esser stati prescelti per essere inviati al loro dio.

Rimane comunque un tempio molto importante di questa zona del Messico, se venite da queste parti vi consiglio una visita, senza dimenticarci che questo è un luogo molto turistico, non pensiate di esser i soli a visitare.

sabato 9 ottobre 2010

Van Mieu - Tempio della Letteratuta - Hanoi


L'ingresso del Tempio della Letteratura
Il tempio che in assoluto mi è piaciuto di più in assoluto, durante il nostro soggiorno ad Hanoi, è stato il tempio della Letteratura o Van Mieu.
Il tempio si trova nel distretto di Dong Da, a circa 2 chilometri ad ovest della zona vecchia e noi anche qui ci siamo andati a piedi, con il solo aiuto di una cartina della città, non nego che a volte non è stato molto semplice riuscire ad orientarsi.
Anche qui, come in tutti gli altri importanti templi visitati dai turisti, all’ingresso c’erano numerosi e assillanti venditori di T-Shirt, cappellini e altre cose, compreso i vari tuc tuc che in continuazione ti vogliono portare da qualche parte.
Tra le particolarità che ho notato percorrendo le mura di cinta  in mattoni rossi, è che c’erano alcuni barbieri per uomo sulla strada. Sì, avete capito bene, sul marciapiede ci sono dei barbieri, con tanto di sedia comoda, ombrellone per riparare dal sole e dalla pioggia improvvisa, il  phon e tutto l’occorrente, ho trovato il tutto davvero molto simpatico e particolare.
Ritornando al nostro tempio l’ingresso era di 10.000 dong, e  se si vuole si può anche richiedere una guida in lingua inglese.
All’ingresso principale, quello su P Quoc Giam c’è un grande cancello, sul quale c’è scritto in caratteri cinesi : E’ richiesto a tutti i visitatori di scendere da cavallo prima di entrare e questo dovevano farlo tutte le persone di tutti i ranghi, i Mandarini compresi.
Questo tempio è uno dei pochi rimasti che hanno la classica architettura vietnamita e quando si entra si attraversano ben cinque cortili, di cui molti ai lati hanno degli stagni con tartarughe e grandi carpe rosse e nere.
Il tempio è molto ben conservato ed è un vero e proprio rifugio al frenetico e chiassoso traffico cittadino.
Van Mieu è molto antico e fu fatto costruire nel 1070 dall’imperatore Ly Than To per rendere omaggio a studiosi e letterati vietnamiti e fu consacrato a Confucio (Khong Tu).
E’ stato costruito sulla base di quello di Qufu, in Cina, dove nacque Confucio, con gli stessi cortili simmetrici che circondano il percorso centrale.
Nel 1076 fu dichiarata la prima università vietnamita, chiamata Scuola per i Figli della Nazione (Quoc Tu Giam), all’inizio era solo per i principi e per i figli dei Mandarini, ma successivamente nel 1442 potevano entrare tutti i migliori studenti , ma solo per i più brillanti.
Arrivavano da tutto il Vietnam, fino qui ad Hanoi per studiare la letteratura, la poesia, la dottrina del  confucianesimo e le discipline del buddismo, in modo da riuscire a diffondere in maniera corretta gli insegnamenti.
Per entrare bisognava aver superato un rigoroso esame sostenuto a livello nazionale.
In questo tempio posizionate sui due lati ci sono 82 steli  che sono sostenute da altrettante sculture rappresentanti delle tartarughe  giganti tutte diverse tra loro che sono considerate i tesori più importanti di tutto il tempio.
Noi anche qui, abbiamo visto una coppia di giovani sposi che stavano facendo le foto del loro matrimonio: effettivamente questo è un luogo molto affascinante.
Le steli furono state fatte posizionare dal 1484 dall’imperatore dell’epoca : Le Thang Tong.
Qui ci sono incisi  i nomi, i luoghi di nascita e i risultati finali dei partecipanti ai concorsi triennali di dottorato, molto meglio di un pezzo di carta !
La stele più antica risale al 1442, mentre la più recente è del 1779, in tutto ci sono ben 2313 persone che si sono aggiudicate il titolo di Tien Si, e sono coloro che hanno superato con successo i 4 esami reali.
Purtroppo con il tempo e le numerose guerre molte di queste lapidi sono andate distrutte e sono rimaste solo queste 82 che possiamo vedere ancora oggi.
Se ne sono salvate altre 30, ma queste sono rotte e crepate e non sono messe con le altre in vista.
Anche le varie iscrizioni, tutte in lingua cinese, con il tempo stanno diventando illeggibili. Tra tutti ci sono anche nomi molto importanti tra cui lo storico Ngo Sy Lien , molti matematici e poeti.
In passato questo Tempio della Letteratura era il più importante sia perché era il centro di studio del confucianesimo, ma anche perché era la sola via per diventare un Mandarino.
Il Tempio  della Letteratura è formato da 5 cortili, tutti separati da mura, dove intorno di sono dei bellissimi giardini e molti padiglioni.
Nella prima c’è il cancello con la scritta Van Mieu Mon che significa Discepolo del Tempio della Letteratura, e i due draghi in pietra, come voleva la dinastia Ly.
Proseguendo nella seconda parte ci sono delle piccole porte su entrambi i lati, e si arriva a Khue Van Cac o Padiglione della Letteratura, dove ci sono anche due piccole porte.
La terza parte si divide in Khue Dal Thanh Van Dai Mon o Porta di Gran Sintesi, dove c’è un grande laghetto quadrato con moltissime tartarughe e carpe, l’altra parte è Tien Quang Tinh o Stagno Celeste della Celeste Chiarezza, il tutto circondato da mura.
Le antiche steli
Qui, ai lati ci sono i padiglioni dove ci sono tutte le 82 steli.
Superata anche questa porta si arriverà in un ampio cortile, chiamato il Cortile dei Saggi, qui si deve superare la Porta di Grande Successo o Thanh Dai, fiancheggiata da due padiglioni, dove un tempo erano posizionati  gli altari dove gli studiosi potevano adorare i 72 discepoli di Confucio.
Questa è la Grande Casa delle Cerimonie e proprio qui i nuovi dottorandi sarebbero dovuti venire a rendere omaggio a Confucio.
Da quanto è stato tramandato  qui sarebbe venuto anche il Re per rendere omaggio al grande maestro Dai Thanh Lun. Sopra l’altare c’è un pannello in legno dove c’è scritto, sempre in caratteri cinesi: “Maestro delle Diecimila Generazioni”.
A nord del cortile Thai Hoc, c’è una grande e pagoda davvero molto bella  con una statua di Confucio, rappresentato con il pizzetto nero, in abiti rossi con ai lati i quattro suoi discepoli più vicini : Tu, Tu Tu, Tang Tu e Tu-Manh.
Particolarità di questo ed altri templi e che i fedeli che vengono qui a porre le loro offerte lasciano anche i soldi a fianco alle statue, spesso ce ne sono parecchi, ma nessuno ha mai rubato assolutamente nulla e questo trovo sia un segno di grande rispetto e ammirazione.
Le antiche steli

Qui si può anche ammirare una campana risalente al 1768 e a molti altri oggetti preziosi.
La quinta sezione, che si trova nella parte posteriore della zona di Bai Dai è il vero e proprio college della dinastia Ly. Quando la dinastia Ngyen ha spostato l’università a Huè.
Questa ampia zona quando era trasformata in un grande tempio dedicato ai genitori di Confucio, chiamato Khai Thanh.
Quando questo tempio è stato utilizzato come università, ospitava delle aule, delle strutture abitative, ma anche una sala adibita alla stampa.
Il vecchio edificio dell’università è stato distrutto durante la guerra, ma nel 2000 è stato ricostruito in maniera splendida.
Sono stati utilizzati materiali autentici e sono stati fatti molti restauri, in modo da far risplendere nuovamente questo fantastico tempio , in modo da arrivare pronti al 2010, quando la città di Hanoi festeggia i suoi 1000 anni, e confermo che sono portati davvero molto bene.
I colori predominanti come in molti templi simili, sono il rosso, il giallo e il color oro.
Anche in questo tempio non mancano i negozi di souvenir, qui li troviamo tutti nel cortile Thai Hoc.
Ai lati nell’ultimo padiglione ci sono  sempre i soliti souvenir per turisti e una serie di libri più disparati, che non c’entrano nulla con il contesto del tempio, ho visto libri su Bill Gates, Gorbaciov, cucina vietnamita, libri sui segni zodiacali cinesi, qui c’è anche uno sportello bancomat : un vero  misto tra sacro e profano.
Il tempio della Letteratura è uno dei migliori esempi di architettura tradizionale vietnamita ed è un tempio molto importante sia storicamente che architettonicamente.
L’unico neo di questo luogo sono i tanti turisti, molti arrivano direttamente con i pullman e ogni giorno ne arrivano a centinaia, proprio per questo io consiglio di visitarlo al mattino presto, nell’ora di pranzo o al tramonto,  quando il momento è  più tranquillo. In questo modo si può godere di tutte le qualità di questo splendido luogo intriso di echi di studiosi del passato immersi nella ricerca dell’illuminazione.











domenica 3 ottobre 2010

Orto Botanico

Oggi vi voglio parlare di un grande parco che è nella mia città, Il Parco del Valentino, a Torino.
Non è il più grande della città, perché il suo primato spetta al Parco della Pellerina, ma sicuramente è il più bello.

Il parco è chiamato così proprio perché le reliquie del Santo del ‘200 erano contenute in una chiesetta adiacente al Parco, successivamente questa chiesetta è andata distrutta e le reliquie sono state trasferite nella chiesa di S.Vito, che è nella collina vicina.

Questo grande parco è situato quasi nel centro della città, adiacente al Po. E' molto semplice da raggiungere, infatti dalla famosa Piazza Vittorio, si può anche andare a piedi, si superano i Murazzi del Po, e subito dopo vedremo un grande parco… quello è il Valentino.

Il parco è molto importante anche a livello nazionale, infatti è unico del nel suo genere, ospita alcuni edifici di pregio e grandi opere, tra cui il Castello, il Borgo Medioevale, Torino Esposizioni, la società di scherma di Torino. situata all’interno di Villa Glicini, per ultimo vi è anche il Giardino Roccioso e l’Orto Botanico, di cui vi parlerò ora.

I miei ricordi relativi a questo parco partono proprio dalla mia fanciullezza, questo perché quando ero piccolina, io abitavo abbastanza vicino e i miei genitori mi portavano sempre, i questo parco infatti in settimana è frequentato soprattutto dai residenti della zona, mentre il fine settimana troveremo soprattutto i residenti delle zone vicine. Nel week end è davvero un luogo dove si rifugiano molti torinesi e non.

Il fiume Po divide il parco del Valentino con il suo orto botanico dalla ricca collina.

Una visita in questo parco vi porterà sicuramente all’orto Botanico, che dal 1983 fu trasformato in sede del Dipartimento di Biologia Vegetale dell’Università di Torino, uno dei principali centri di studio sulla botanica.

Un luogo dove possiamo trovare varie collezioni di piante vive, molto antiche, alcune risalgono anche al 1560. In questo modo si è potuto studiare il loro evolversi nel tempo, ma la fondazione dell'Orto Botanico risale al 1729 con un Decreto emanato da Vittorio Amedeo II, ed è una di quelle poche cose che sono rimaste quasi immutate nel tempo.

Attualmente le specie ospitate nei vari settori dell'Orto sono circa 6000, e la sua estensione è di 30.000 mq.
La storia delle piante che qui sono studiate si trovano nei 65 volumi dell’Iconografia Taurinensis, e comprende ben 7640 tavole acquerellate tra gli anni 1700 e 1800, questo è uno di quei motivi per cui questo Orto Botanico ha un’importanza internazionale.

Qui c’è anche una Biblioteca molto ricca, contenente oltre 50.000 volumi, tra cui le tesi di Biologia e Biotecnologia dei funghi presenti in Italia.

Alla nascita di questo orto venivano coltivate piante officinali e medicinali, studiatie in medicina.
Qui possiamo vedere quattro grandi serre dotate di acclimatizzazione, una accoglie le piante con micorrize, una simbiosi tra funghi e radici, mentre altre due sono suddivise tra la zona Tropicale e quella Africana con le piante succulente.

Le piante succulente, dal nome così particolare non sono altro che quelle più richieste come piante ornamentali, le famose piantine grasse che molti di noi abbiamo in casa.
Questa serra è stata realizzata nel 2007, e al suo interno possiamo trovare ambientazioni con scenografie particolari delle foresta equatoriali.

Molte di queste specie sono abbinate a una particolare formazione rocciosa, molto somigliante al loro habitat naturale, con rocce e sassi delle relative aree in cui queste nascono e vivono.
Molto belli e grandi le famiglie di cactus e di agave.

L’orto aderisce al Botanic Garden Conservation International che è inserito in un programma di mantenimento della biodiversità delle varie specie attualmente in estinzione.

Quando entreremo per visitarle, il profumo delicato e fresco dei fiori ci inonda e verremo dolcemente travolti da queste splendide profumazioni.

Al suo interno troveremo moltissime piante, alcune molto ricercate, provenienti da zone lontane. Vi è anche una zona dedicata esclusivamente alle piante officinali, qui molto studiate sono le varietà di mentha piemontese.

Tra le particolarità è che possiamo vedere la stessa specie di fiori sia nella versione maschile che in quella femminile, in modo da poterne ammirare la loro diversità, sia nei colori che nelle varie forme dei loro fiori.
Qui c’è anche un boschetto, nato pensate un po’ nel 1830, dove possiamo visitare una la zona dedicata alla Pianura Padana, grande importanza hanno l’Abete bianco, l’Abete rosso e il Faggio, ma troveremo anche molte specie esotiche citate anche nelle Sacre scritture.


Nel boschetto vi è anche un piccolo stagno.

L’erbario contiene 700.000 esemplari ed è il più importante d’Italia, dopo quello di Firenze.
Molto belle le aiuole, che sono suddivise in famiglie, importanti sono le Peoniaceae e delle Ranunculaceae, ogni anno tutte queste aiuole vengono raggruppate in maniera sempre diversa.
Alcune di queste aiole qui presenti sopportano anche molti gradi sotto zero, il problema qui è solo l’umidà che crea alcune muffe.

E’ un luogo molto antico, infatti fu fondato nel 1729 e già nel 1820 vi erano già sia l’edificio con l’aranciero, che la serra calda e l’erbario.

Ma ci sono anche alcune collezioni di piante vive, che risalgono anche al 1560.
Da circa una decina d’anni qui c’è anche un percorso creato apposta per ipovedenti e non vedenti, integrato con cartelli e vari disegni , ovviamente tutte le scritte sono in Braille.

Se si vuole, all’ingresso si può richiedere una visita guidata, ma solo nei giorni di sabato, domenica e nelle giornate festive.

Io vi consiglio di visitarlo nel periodo primaverile o estivo, secondo me questo è il periodo migliore, perché i fiori sono già sbocciati, e in questo modo possiamo ammirare quanto di più bello questo orto ci può offrire, ma riusciamo anche ad assaporare i dolci profumi dei suoi fiori.

Un luogo che merita di essere visitato, in quanto riesce a soddisfare il nostro olfatto, la nostra vista e anche il nostro cuore, un animo gentile non può non amare i fiori e le piante.

Il costo del biglietto d’ingresso è di 3,00 € a persona.


L’orto Botanico è in Viale P.A. Mattioli 25 – Torino

tel. 011 / 0116705985
fax 011 / 6707459